La storia

L’autostrada Torino–Savona

Agli inizi degli anni ’50, la SPASIS, Società per Azioni Sviluppo Iniziative Stradali, elabora il progetto preliminare per la realizzazione di un’autostrada che congiungesse Torino con il Mar Ligure.

Il 18 aprile 1956 l’ANAS aveva concesso l’approvazione per costruire il tronco di autostrada Savona-Ceva.

Il 5 giugno del 1956 nasce la “Autostrada Ceva Savona S.p.A.”, partecipata da FIAT, Istituto San Paolo e Cassa di Risparmio di Torino, Pirelli, Michelin, UNICEM, Cokitalia, Città e Provincia di Torino, Unione Industriale e Torino-Milano.

Il 31 ottobre 1962 veniva stipulata con l’ANAS la convenzione (la seconda) per la Ceva-Fossano.

Nella primavera del 1968, poco prima che si formalizzasse con l’ANAS la concessione (la terza, in ordine di tempo) per la costruzione e l’esercizio del tratto Fossano-Torino, la Società assumeva la nuova e definitiva denominazione di “Autostrada Torino Savona S.p.A.”.

Il 21 dicembre 1972 veniva firmata con l’ANAS la nuova convenzione (sostitutiva e riassuntiva delle tre precedenti) divenuta operativa dall’ottobre 1973.

Il 31 dicembre 1980 la FIAT cedeva alla FITUR S.p.A. (società partecipata) l’intero pacchetto azionario. L’uscita di scena in prima persona della FIAT anticipava l’evento che poco tempo dopo avrebbe impresso una svolta nella storia della Torino-Savona.

Il 12 agosto 1982 l’art. 11 della L. 531/82, “Piano decennale della grande viabilità e per il riassetto delle autostrade”, autorizzava la Società “Autostrade”, la grande società del gruppo IRI a rilevare le azioni della Torino-Savona ad un prezzo pari al 50% del valore nominale.

Il 31 dicembre 1982 la FITUR S.p.A. cedeva l’intera partecipazione alla SADIP S.p.A. (Società Azionaria di Partecipazioni) e tra gennaio e febbraio 1983 tutti i pacchetti azionari venivano ceduti ad “Autostrade S.p.A.”, con l’importante eccezione della Autostrada Torino-Milano e della Città di Torino, la cui partecipazione di minoranza è tuttora esistente.

Dissoltosi il nucleo storico dell’azionariato, toccava alla Società Autostrade mettere in atto le strategie più opportune per risollevare la Torino-Savona.

Tra il 1983 e il 1987, mentre venivano varati gli adeguamenti del capitale, era proseguito con l’ANAS e con gli Enti pubblici interessati -Regione Piemonte, Regione Liguria, Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Archeologici – il confronto necessario per elaborare il progetto di raddoppio dell’intera autostrada.

Il 27 gennaio 1988, veniva sottoscritto con l’ANAS il nuovo strumento convenzionale, redatto in forma di “Atto aggiuntivo “ alla convenzione del 1972. Il nuovo accordo prevedeva di prorogare la scadenza della concessione dal 2007 al 2018 e disponeva che il sostegno finanziario dello Stato sarebbe stato pari al 68% dell’investimento necessario per la costruzione della seconda carreggiata e per gli interventi di miglioramento della infrastruttura preesistente; al resto avrebbe provveduto l’Azionista Autostrade.

Il progetto esecutivo per l’esecuzione del raddoppio fu affidato alla SPEA.

Per la Torino Savona il completamento del raddoppio si imponeva come una priorità assoluta.

La Legge 121/89 sui campionati mondiali di calcio, coordinata con la Legge 373/88 sull’Esposizione internazionale “Colombo ’92” per celebrare il V° centenario della scoperta dell’America, aveva introdotto disposizioni particolari per l’esecuzione di opere pubbliche connesse con lo svolgimento delle manifestazioni. La Torino Savona ne aveva approfittato per ottenere dall’ANAS il consenso per realizzare il raddoppio del lotto 1, a sud della barriera di esazione di Carmagnola, dove esisteva da tempo un tratto di carreggiata parallela a quella autostradale, che la FIAT si era riservata come pista di prova per le sue vetture.

Nel 1991 la Torino Savona ottenne dalla FIAT la pista di prova.

Il 9 marzo 2000 il Ministero del Tesoro, che attraverso il gruppo IRI deteneva la totalità delle azioni Autostrade, cedeva la partecipazione di controllo al gruppo privato che tuttora la detiene, mentre il resto delle azioni veniva collocato sul mercato borsistico.

Per l’assetto azionario della Torino Savona nulla era cambiato; ma la privatizzazione dell’Azionista pressochè unico implicava, ed implica, il coinvolgimento in nuove strategie di sviluppo.

Nella primavera dello stesso anno la Torino Savona era uscita dallo storico isolamento rispetto alla rete autostradale italiana, mediante l’interconnessione realizzata presso Savona con le autostrade del litorale ligure. Nella stessa primavera 2000 era stata definitivamente approvata la nuova convenzione di concessione, già sottoscritta con l’ANAS nel dicembre 1999, in sostituzione di tutti i precedenti atti convenzionali. Un nuovo piano finanziario, correlato alla proroga della concessione dal 2018 al 2038, consente ora alla Torino Savona di attuare tutti i propri programmi di sviluppo, dalla conclusione del raddoppio alla nutrita serie di investimenti dedicati alla sicurezza, al miglioramento e all’adeguamento di molti tratti della carreggiata “storica”, all’installazione di moderni ed efficaci impianti di telecomunicazione.

Finalmente il 12 novembre 2001 viene raggiunto l’obiettivo perseguito con tenacia fin dagli anni ’70 dalla Torino Savona: completare il raddoppio.

Il 15 novembre 2012 il pacchetto azionario posseduto da Autostrade per l’Italia è stato ceduto al gruppo SIAS.